Differenze tra grafica Bitmap e vettoriale

Prima di tuffarci nelle torbide acque della progettazione con software CAD/CAM, finalizzata alla realizzazione di manufatti con macchine CNC, è bene acquisire familiarità con due concetti ben distinti ma che spesso generano confusione, e in casi estremi anche suicidi di massa, nonostante siano alla base dello studio di tutti i software di elaborazione grafica.

Oggi spiegheremo, senza entrare troppo in tecnicismi sterili, cosa distingue un’immagine bitmap da un’immagine vettoriale, in computer grafica.

  • GRAFICA RASTER O BITMAP

La grafica raster (dal tedesco: griglia) o bitmap, è un’immagine composta da una “griglia” di quadratini, detti pixel; ciascun pixel è caratterizzato da due semplici proprietà: la posizione all’interno della griglia ed il colore.

Il grado di definizione di un bitmap, definita “risoluzione grafica“, dipende semplicemente dalla densità dei pixel che lo compongono e viene generalmente espressa con il numero di righe per il numero di colonne della griglia di pixel che compongono l’immagine.

Logo Labmec in bassa risoluzione che evidenzia la griglia 125×125 pixel)

Le immagini bitmap se ridimensionate con notevoli ingrandimenti sullo schermo o stampate a una risoluzione inferiore a quella con cui sono state create, possono apparire poco nitide e scalettate.

Le immagini raster hanno i più comuni formati di immagine, tra cui: JPEG, PNG, GIF, BMP, PSD, EPS, PDF.

Ingrandimento del logo Labmec in formato raster

  • GRAFICA VETTORIALE

La grafica vettoriale, talvolta detta a tracciati, è costituita da primitive geometriche (punti, linee, curve parametriche, ecc.) definite da funzioni matematiche denominati vettori.

Un primo vantaggio nella scelta di “disegnare” nel formato vettoriale è relativo al “peso” della grafica, che a differenza dei raster occupa poca memoria su disco.

Un altro punto a favore della “grafica a tracciati” sta nella facilità con cui i vettori possono essere “manipolati”, ossia: ridimensionati, traslati, ruotati, alterari, cambiati di colore, ecc.

Inoltre, all’interno delle grafiche vettoriali, essendo quest’ultime prive di pixel e quindi indipendenti dalla risoluzione, i tracciati possono essere scalati all’infinito senza alcuna perdita di qualità/definizione (ma solo di tempo :P).

Formati di file comuni: AI, CDR, SVG, EPS, PDF, DXF.

 

Ingrandimento del logo Labmec in formato vettoriale

 

  • UTILIZZI DEI VETTORI E DEI BITMAP NEI SOFTWARE CAD E CAM 

Tutti i programmi di progettazione CAD/CAM mettono a disposizione i più comuni strumenti di disegno per tracciati vettoriali e consentono l’importazione di vettori generati con software grafici esterni.

Tali vettori rappresentano il punto di partenza per la programmazione delle lavorazioni con macchine CNC, che, semplificando, altro non sono che la conversione in movimenti macchina delle “traettorie” definite e/o delimitate dai vettori stessi.

Segue una simulazione di un “percorso incavo” a partire da un vettore rettangolare (realizzata con software ASPIRE):

Gli stessi programmi consentono, inoltre, l’importazione di immagini raster, che vengono utilizzate perlopiù in 2 casi.

1° Caso

Come livello di riferimento su cui disegnare curva per curva i tracciati vettoriali.

Questa conversione, che in pochi definirebbero spassosa, in alcuni casi particolari (che imparerai a riconoscere attraverso l‘esperienza), puo’ essere bypassata, rapidamente e con buoni risultati, grazie all’utilizzo di strumenti di vettorializzazione automatica(1).


(1) Tali funzioni, attraverso una sensibile riduzione del numero di “colori” dell’immagine riescono ad evidenziare dei confini netti tra gruppi di pixel e a definire dei corrispettivi tracciati vettoriali (simulazione realizzata con software ARTCAM).

2° Caso

Un altro caso, molto creativo,  è la conversione delle immagini/foto (bitmap) in rilievi tridimensionali(2).

(2) La trasformazione realizza dapprima una conversione del bitmap a colori in un caratteristico bitmap greyscale (a scala di grigi) per poi assegnare una “quota di rilievo” ch’è funzione della tonalità assunta da ciascun pixel. In particolare, le zone più chiare (tendenti al bianco) si sposteranno in primo piano rispetto a quelle più scure (tendenti al nero) prossime al piano di fondo.

 

Con l’augurio che questo breve excursus, torni utile a qualche appassionato pantografista, vi saluto con questa freddura catturata sui social, che i nostri amici designer apprezzeranno particolarmente:

“Ogni volta che un cliente dice: ‘ti ho inviato il documento word con il logo dentro’, c’è un grafico che da qualche parte cade a terra morto.”